Lo Schema Vanoni e la nascita del siderurgico

Nel giugno del 1954 si svolge a Napoli il V congresso della Democrazia Cristiana. Un congresso che segnerà una decisiva svolta nella direzione delle Dc, e nelle future politiche del Mezzogiorno.  In quegli  stessi anni il partito affronta una profonda crisi, dovuta  alla débâcle elettorale che ha visto avanzare, tra il 1951 e il 1953,  il PCI in numerose città meridionali. Una perdita consistente di elettorato che obbliga la direzione DC  al  passaggio di consegne a una nuova generazione di  dirigenti politici, di cui Amintore Fanfani, futuro segretario di partito, è esponente di punta.

Un Amintore Fanfani propugnatore, nel corso del congresso, di un forte intervento statale  a favore delle  aree depresse del Mezzogiorno, di  una “messa in efficienza”  dell’Iri,  che si tramuterà, nel corso degli anni,  in uno scontro aperto tra i maggiori esponenti politici  della Dc e alcuni dirigenti dell’istituto che, al contrario, ne  propugnavano l’indipendenza,  e di una riorganizzazione interna allo stesso  partito  capace di arginare  il calo di consenso elettorale.  A tal fine la  mozione conclusiva del Congresso suggerirà l’elaborazione di un programma  di sviluppo economico a favore delle aree  del mezzogiorno d’Italia concretizzatosi, di lì a breve,  in un documento di programmazione economica  definito Schema Vanoni. 

Il documento presentato da Ezio Vanoni, ministro del Bilancio  e approvato, il 24 dicembre 1954,  dal Consiglio dei ministri  si rivela un ottimistico e improbabile tentativo di risoluzione definitiva della questione meridionale attraverso un massiccio impiego di  forza lavoro, fino al suo totale assorbimento, e l’annullamento del divario economico tra le regioni del Nord e quelle del  Sud. Maggiore ispiratore dello schema Vanoni è  Pasquale Saraceno, economista e propugnatore, sin dal 1946 e data di fondazione dello Svimez,  di un intervento statale nel Mezzogiorno, attraverso un modello di economia mista, con uno Stato  garante della realizzazione degli  obiettivi sociali. 

Un intervento reso ancor più  necessario, seguendo le teorie del Saraceno, dall’aggravarsi del divario economico e sociale tra Nord e Sud,  ampliato   dal programma statale di realizzazione di infrastrutture  che,  in quegli ultimi anni,  aveva di fatto favorito le maggiori  aziende italiane,   tutte però  allocate al Nord.

Nelle previsioni del Saraceno si rendeva pertanto necessario localizzare realtà imprenditoriali nel mezzogiorno e, in assenza di realtà imprenditoriali locali, favorire l’intervento statale,  unico e insostituibile volano per un adeguato sviluppo economico.

Nucleo fondante delle teorie del Saraceno è  l’idea che l’insediamento di  un grande polo industriale possa  trasformarsi, nel corso del tempo,  in un centro propulsivo per la nascita di una fitta rete di realtà imprenditoriali locali.

 continua… 

 

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