Lo schema Vanoni e il consorzio Asi

Ma come si concretizzerà lo schema Vanoni, nel suo altisonante obiettivo di creare una rete di realtà economiche a corollario del polo industriale, la cui realizzazione nelle alte sfere della politica, è data già per certa dal 1956? L’idea troverà realizzazione nella fondazione  del consorzio Asi. Una realtà  voluta  dal Ministro del Mezzogiorno Giulio Pastore che già nel congresso Dc tenutosi a Napoli nel 1956, in qualità di fondatore e segretario della Cisl,  ha  fortemente sostenuto la realizzazione  del siderurgico.

La fondazione del consorzio permetterà alla Finsider, tramite l’IRI che ne tutelerà gli interessi, di sfruttare al meglio le agevolazioni della legge n. 634 del 29/7/1957. Un consorzio la cui finalità primaria è di consentire non solo l’esproprio dei terreni nell’area territoriale definita dallo statuto, ma la creazione di una serie di infrastrutture propedeutiche all’acciaieria, quali nodi ferroviari, strade e ristrutturazione del porto, a carico, per il 50%, della  Cassa del Mezzogiorno.

All’interno del consorzio entrano a far parte numerosi comuni della provincia  di Taranto, dietro pagamento di una quota che conferirà un fondo di 100 milioni nei cinque successivi anni. Una condizione necessaria, la presenza dei comuni,  all’esproprio dei terreni preposti alla costruzione del siderurgico e che può essere  effettuato solo su appezzamenti confinanti con l’area delimitata dallo statuto consortile.

Al consorzio aderiranno il comune e la provincia di Taranto,   la Camera di Commercio, presieduta da Giulio Parlapiano, l’ente provinciale del Turismo, l’Aisat, un’organizzazione “senza scopo di lucro”,  presieduta da Nicola Resta, presidente degli industriali e, in un secondo momento, anche l’Iri. Un consorzio che a una prima e sommaria stesura dello statuto prevede la presenza di ben 50 membri, distribuiti a seconda delle quote partecipative. Sulla figura di Giulio Parlapiano e sulla cessione di terreni di sua proprietà a “prezzo di favore” per la costruzione del  siderurgico torneremo più in là. Quello che più ci preme è spiegare come l’Iri piegherà lo statuto del consorzio, che subirà profonde revisioni grazie alla mediazione del Prefetto D’Aiuto, alle proprie necessità, negando di  fatti i principi del piano Vanoni e invalidando la possibile realizzazione delle teorie di Pasquale Saraceno.

Per l’Iri l’obiettivo primario del consorzio è quella di eliminare tutti  i possibili ostacoli  alle attività  della Finsider che, in qualità di società di diritto privato, non può aderire all’ Asi.  A tal fine  lo statuto, dietro sollecitazione dei dirigenti Iri, è parzialmente modificato, con una considerevole riduzione dei membri del consorzio da 50 a 37 elementi.  Un modo per limitare le possibili ingerenze da parte delle realtà territoriali nelle decisioni dell’ Asi.  Cinque  sono i membri assegnati all’ Iri, al pari del Comune di Taranto e della Provincia. Una misura “necessaria”  volta a  scongiurare possibili accordi all’interno del consorzio che possano, in qualche modo, ledere gli interessi della stessa Finsider, il cui obiettivo primario è usufruire dei finanziamenti, elargiti dalla Cassa del Mezzogiorno, per ammortizzare i costi di realizzazione delle infrastrutture necessarie al siderurgico.

continua… 

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