Oh capitano, mio capitano

Nei prossimi giorni il blog subirà modifiche. Testeremo vari template per consentire la pubblicazione del materiale sull’Ilva. Tra circa un anno questo sito in italiano  sarà disattivato, per essere sostituito da un sito in inglese,  russo e spagnolo. Un anno necessario alla pubblicazione di lavori inerenti l’Ex Ilva, Bagnoli e la ferriera di Trieste,  per poi transitare verso nuove realtà e nuove storie, pur sapendo che le pubblicazioni in lingua italiana saranno considerate al pari di  parole al vento,  a causa della totale indifferenza  attorno a temi del genere. Se parlassimo di tacchi a spillo e tanga saremmo  sicuramente più popolari e apprezzati, ma ci risulta difficile affrontare argomenti del genere.

Per “abituare” l’utenza italiana a questo cambiamento, pubblicheremo,  nel corso di questo anno, la recensione di qualche libro straniero tradotto anche in  italiano.  Pur occupandoci solo di fotografia, consideriamo la letteratura come un ottimo mezzo per comprendere la temperie di un Paese.  Il primo libro sarà Patria di Fernando Aramburu.   A scanso di equivoci specifichiamo che le case editrici non ci pagano per recensire opere che, come nel caso di Patria, sono stati, per mesi,  casi letterari. E’ materiale che noi di solito  usiamo per avvicinarci a nuove culture e che qui riproponiamo per passare il tempo. Un piccolo omaggio a Nicola Lagioia, uno tra i più talentuosi scrittori contemporanei, conosciuto anni fa,  e persona politicamente impegnata.  Nostro docente, pur essendo coetanei,  in un corso durato  pochissimi giorni. E di cui vi consigliamo la lettura del libro la Ferocia, vincitore premio Strega.

All’epoca le grandi case editrici pubblicavano esclusivamente racconti di rapporti familiari, o personali, conditi da tanto sesso, tralasciando questioni etiche e politiche. Erano gli anni del rampante berlusconismo. Nel corso delle lezioni si scatenò un dibattito sulle ultime pubblicazioni proposte dalle case editrici. Molti tra noi si schieravano contro una  letteratura disimpegnata, letteratura  limitante e limitata  a elucubrazioni ombelicali. Dopo la letteratura industriale  che aveva permesso, tra gli anni 50 e 70, alla “massa operaia” di divenire soggetto politico, un soggetto oggi totalmente scomparso  non solo dalla letteratura ma anche dall’agenda politica di chi attualmente ci governa, l’editoria nazionale si era appiattita su opere letterarie stile Porci con le ali, titoli di facile consumo e fintamente impegnati. Operazioni di marketing lecite, volte a rimpinguare le casse di una casa editrice che è pur sempre una impresa, ma molto pericolose. Quel tipo di letteratura, fortemente impregnata di rapporti interpersonali narcisisticamente avvitati su se stessi, negli anni 2000, ha dato vita a fenomeni  editoriali quali Melissa P. e il suo Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire. Uno studio sociologico della letteratura permetterebbe di comprendere, al pari della storia della politica, l’evoluzione di un popolo. Berlusconi e Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire erano i due volti complementari dell’Italia di quel periodo. 

Oggi Il risultato della letteratura da intrattenimento  che, volente o nolente, ha forgiato intere generazioni – se si considera che in Italia per lettore forte si intende  una persona capace di acquistare e leggere  tra i 3 ai 5  libri l’anno – è sotto gli occhi di tutti, rimpolpata da una televisione e da una comunicazione fortemente manipolativa e di basso livello, al soldo del becero potere spacciato per politica,  e condita da ideologia populista. Vi sfido a elencare le differenze tra  lo stile comunicativo dei contemporanei politici e i contenuti di una trasmissione di Barbara D’Urso, nella piena consapevolezza che entrambi i “fenomeni” incarnino alla perfezione il popolo italico del capitano.

Premesso  questo, a ieri risale l’ultima aggressione verbale subita per strada per aver noi, ingenue puellae, osato offrire un pezzo di focaccia a un “negro”, in realtà un ragazzino di neppure 16 anni incrociato in una villa comunale. Aggressione verbale messa in opera da quattro italiani, nella più totale indifferenza di quanti ci attorniavano. Quattro uomini ben palestrati che non avrebbero avuto alcun problema etico nel  prendere a schiaffi tre donne  per un banale pezzo di focaccia, se non ci fossimo allontanate portando con noi il bambino.  Azione, la nostra,  di una gravità assoluta nell’Italia contemporanea,  capace ancora di credere che i 40 euro al giorno per il mantenimento dei migranti, notoriamente arrivati in massa in Italia per  invaderla e stuprare vergini bianche,  siano direttamente erogati a questi ragazzi e non alle strutture di accoglienza.  L’insulto più leggero che abbiamo ricevuto è stato “avete bisogno di cazzi negri? “. Il resto lo lasciamo alla vostra fervida immaginazione. E Solo per avere esercitato, con un banale gesto, il diritto di pensare in maniera difforme dalla corrente vulgata che vuole “i negri” come pericolo nazionale.

Questa è l’Italia di oggi. Ed è solo uno degli episodi che diventano, giorno dopo giorno,  sempre più frequenti. Insultati, redarguiti, sbeffeggiati perché ci si ostina ad essere se stessi, senza  accettare di essere snaturati da una  comunicazione che oggi fa tanto “cultura”.Perfetta incarnazione  del verbo salviniano, il verbo del nostro ministro dell’Interno, detto anche il capitano.

Una Italia che lasciamo ben volentieri, senza alcun rimpianto, senza alcun rimorso, senza alcuna nostalgia, nella piena consapevolezza che possa solo farci del bene lasciare un paese sull’orlo del baratro politico e sociale,  almeno sino a quando il salvinismo non sarà definitivamente defunto. A meno che Salvini non  pensi d’essere immortale. Peccato che  capiti a tutti di crepare. Anche ai migliori.

Volete processarci per questo? Renderemo pubblici i processi, una forma di spettacolo, la stessa che abbiamo subito per anni per mezzo di sistemi di comunicazione di massa, e  che tramuteremo in “arte”. La vostra “arte”.

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