Storie d’Italia

Con il vostro aiuto vorremmo raccogliere testimonianze di ammalati oncologici nell’area ionica.  Memorie, diari, brevi annotazioni che raccontino la malattia oncologica in tutte le sue  sfaccettature, dando un volto ai numeri statistici che non permettono una reale comprensione del problema e della sua portata  a livello sanitario. Ci rendiamo conto che in una società di plastica, dove il problema esistenziale fondamentale è costituito dall’acquisto dell’ultimo cellulare alla moda,  raccontare  storie del genere rischia di irritare profondamente,  a fronte delle retoriche banalità con cui riempiamo una vuota  quotidianità. E proprio in virtù di questa irritazione, che ci auguriamo di creare, continueremo a raccontare queste storie.

Tutti noi abbiamo consapevolezza di quanto sia fondamentale conservare una memoria collettiva di una contemporaneità troppo spesso negata o edulcorata.  I diari, le memorie o anche brevi racconti saranno ovviamente  restituiti. Realizzeremo delle copie per un progetto di pubblica condivisione, omettendo, se ce lo richiederete, i vostri reali nomi.

Ci farebbe inoltre piacere fotografare i vostri corpi e soprattutto le cicatrici post operatorie.  O semplicemente riprendere i vostri volti,  nel corso delle interviste per favorire quel processo di identificazione con l’Altro che la società dello spettacolo, e della spettacolarizzazione dei sentimenti più grevi,  ha fortemente compromesso.

Un corpo “devastato” dai segni della malattia non ci spaventa e crediamo non debba essere assecondata una società  fatua e abituata alla “perfezione estetica”, e a un concetto di salute o di sanità che troppo spesso rasenta la psicopatologia mentale.  Nè vi chiediamo di essere dei  “guerrieri” o dei “vincenti”, categorie mentali figlie di una retorica qualunquista e che  ammorba l’ammalato oncologico con stupide   richieste, come quelle di dover dimostrare d’avere coraggio ad ogni costo o, al contrario, di dover vivere la propria malattia  nascondendosi dalla morbosità di una società che in realtà  nutre repulsione per qualsiasi forma di “diversità”.  O che  ridicolizza qualsiasi patologia, banalizzandola.  La malattia e la morte terrorizzano. Come spaventa il dolore, specie se immotivato o inatteso.  E’ qualcosa di assolutamente naturale.  Ma  vi assicuriamo che mette  ancor  più a disagio l’ottusa ignoranza su simili problemi, molto più comuni e frequenti di quanto possiate immaginare.

Non vi chiediamo di essere forti,  innanzi a una telecamera, a una macchina fotografica o attraverso i vostri scritti,  di recitare il ruolo di vincenti ad ogni costo,  ma di raccontarci la vostra quotidianità, fatta di alti e bassi,  e  di permetterci di rappresentarvi al meglio. Non vi consideriamo  trofei da esposizione, oggetti con cui trastullarci,  né cerchiamo gente da esibire in pianti a dirotto,  per goderne dell’umiliazione pubblica, alla ricerca del facile sensazionalismo.  Abbiamo solo necessità di conoscere persone indubbiamente  portatrici di esperienze dure, complicate, estreme, ma  arricchenti per noi e per quanti avranno modo di ascoltarvi.

Considerate questo blog, nonostante tutte le possibili e comprensibili reticenze iniziali, come un  primo tentativo di  raffigurare una parte della città che è perennemente negata da una forma di ipocrisia pubblica e  collettiva.  Più negate a voi stessi il diritto di parola, un diritto che avete,  più permettete a una politica cialtrona, superficiale e pressapochista di decidere in vostra vece.

Quanti vogliano aiutarci in questo progetto, donando diari, memorie, racconti, rilasciando interviste, o permettendoci semplicemente di ritrarre i segni della malattia  possono scrivere al seguente indirizzo di posta infoaneripictures@gmail.com. Vi risponderemo quanto prima.

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