Governo sì o governo no?

Scorrendo i lanci di agenzia, l’impressione che si trae dalle consultazioni in corso  è che il voto sia l’unica vera opzione, tra trattative che non hanno, allo stato attuale,  alcun esito. Non comprendiamo infatti come due partiti, notoriamente avversi, possano trovare un’intesa, o possano collaborare a un possibile governo, e con un risultato differente dall’esperienza appena conclusa.

La percezione è che dietro queste trattative vi sia solo l’intento di annientare un movimento che oggi mostra tutta la sua debolezza, appiattendosi in tatticismi da prima repubblica, al pari dei vecchi partiti.  Se mai vedesse la luce una nuova coalizione, questa  durerebbe tanto quanto la precedente, senza aggiungere o togliere nulla alla storia di questo Paese.

Nel frattempo i  ministri Trenta e Toninelli  sembra abbiano  avuto un ritorno di fiamma verso il passato governo. E’ stato  infatti  firmato il divieto di ingresso per 101 profughi. Le questioni etiche, d’un tratto, hanno lasciato spazio a un pragmatismo populista che vede nella caccia al  “negro” l’unico vero  problema di questo Paese.

E in virtù di questa realtà,  stiamo lavorando alla creazione di un portale ove troveranno spazio le storie di profughi, migranti o rifugiati,  come preferite chiamarli. Per noi  semplicemente persone con percorsi di vita molto  articolati e  duri.

Ci vorrà ancora qualche mese prima di rendere pubblico il lavoro,  che consideriamo fondamentale nel nostro percorso,  perché ci ha  permesso una comprensione del “problema migranti” nella sua totalità. A partire dalle motivazioni che portano i profughi a intraprendere un viaggio rischioso, dove la percentuale di sopravvivenza è molto bassa, per finire alle reali condizioni di vita nei centri di accoglienza, e all’utilizzo dei 40 euro al giorno, che  ricordiamo sono concessi alla struttura di accoglienza  e non al singolo individuo.

Sono due gli episodi che ci hanno condotto a  questa scelta.  L’aver visto, anni fa, e sotto il governo Renzi che, all’epoca, giocava con la paura terrorismo, perquisizioni forzate a carico di africani.  Donne, bambini e anziani, appena usciti dalla questura per il rinnovo del permesso di soggiorno, e sottoposti a nuovi e degradanti controlli.

Il secondo episodio, invece,  più recente,  ha come protagonista una signora di circa 60 anni, incapace di “tollerare” un africano di neppure 17 anni, in treno, seduto a breve distanza. Un razzismo intollerante verso un ragazzo capace di parlare tre lingue.

E in questi giorni basta fermarsi nella stazione di una città italiana e osservare l’operato della polizia che identifica qualsiasi africano transiti, anche per brevi istanti,  per comprendere quale sia la realtà.

Perché parliamo di migranti? Perché crediamo sia un falso problema, tra l’altro risolvibile con la modifica dei trattati di Dublino.  Un  finto problema usato per distrarre la popolazione dalle reali emergenze che affliggono queste Paese.

Si parla di migranti in maniera generica, ma sono  persone che hanno un nome, un volto, una voce e una storia.  Ragazzi spesso diplomati o laureati, profughi per fame, per guerra, o per aver militato politicamente all’opposizione.

Alcuni tra noi hanno avuto la fortuna di conoscere un’altra Italia. Una Italia, quella dei nostri nonni,  fatta di gente capace di risollevare un Paese da macerie reali, al netto di un politica che ha sempre perseguito il proprio interesse. Un Paese generoso e di certo non razzista o qualunquista come quello attuale.

Qualsiasi esito  abbiano le consultazioni, nessuno tra i tre partiti muterà lo stato dei fatti, incapaci di fornire  una alternativa credibile alla demagogia imperante. Un nuovo  governo del  compromesso  sarà solo l’ ennesima presa in giro  con un esito certo:  consegnare  il Paese alle destre e fuori dall’Europa.

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