Suicidio assistito

La Corte Costituzionale ha considerato non punibile “a determinate condizioni” il suicidio assistito. Nei prossimi mesi si comprenderà meglio cosa significhi a “determinate condizioni” e quali casi rientrino in una formula passibile di qualsiasi interpretazione. Se per decenni la politica non ha avuto il necessario coraggio di  legiferare in merito a una questione estremamente delicata, la corte non ha dimostrato maggiore apertura sull’argomento, paventando una soluzione opinabile, nonostante le  strombazzate vittorie su un argomento che susciterà, nei prossimi mesi,  aspre polemiche. E non è detto che  casi simili non sfocino in nuovi processi a carico di  quanti decidano  assumere  gravi responsabilità, in assenza di una legislazione che determini quali siano le effettive condizioni in cui è ammissibile un suicidio assistito.

Costringere ammalati terminali a un accanimento terapeutico,  un accanimento in grado però di rimpinguare le casse delle aziende farmaceutiche  che fatturano anche grazie allo sfruttamento economico di  malattie croniche,   è ipocrita. Ci si dovrebbe chiedere, forse in maniera un pò troppo  cinica per un sentire e una sensibilità  cattolica,   quanto valga in termini economici  prolungare la vita  di pazienti  in stato vegetativo,  o nella fase terminale di gravi patologie, costringendole  a una  qualità della vita pari a zero, quando gli stessi pazienti esprimono volontariamente il desiderio di porre fine a un inutile percorso terapeutico.  Prolungare una agonia che ha esito certo non serve né al paziente né ai suoi familiari,  se si considerano le ripercussioni che una grave patologia innesca  all’interno di un nucleo familiare, destabilizzando interi percorsi di vita.  E spesso il rifiuto delle cure o la sedazione profonda non costituiscono valide alternative.

Uno stato laico dovrebbe tutelare anche chi non credente, o credente e ridotto allo stremo delle forze e senza alcuna possibilità di cura, decida consapevolmente di porre fine, e in maniera immediata, a inutili sofferenze.  Obiezione di coscienza? Mi chiedo dove siano tutti questi cattolici nel giorno delle funzioni domenicali, con chiese sempre più deserte. E se questo cattolicesimo di facciata non nasconda ipocriti interessi economici, o la semplice mancanza di intelligenza nel  considerare il paziente come unica persona capace di scegliere in merito alla propria vita.

Un ringraziamento  doveroso  a Marco Cappato che ha aperto un varco in un ginepraio, rischiando  in prima persona sino a 12 anni di carcere, pur di affermare un principio banale, retorico ma di difficile accettazione in una società ipocrita come quella italiana. Che ognuno di noi è libero di fare quello che vuole della propria vita.

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