AFO 2

Taranto. La magistratura scongiura lo spegnimento dell’ Afo 2, autorizzando, di fatto,  la produzione  di acciaio.  Non avendo  avuto ancora modo di leggere  la sentenza, ci asteniamo dal commentarla.  Ma l’idea che un altoforno,  lesionato nelle propria fondamenta –  come attestano foto liberamente fruibili on line –  continui  a produrre, con il rischio concreto per  la vita di altri operai, ci lascia piuttosto perplessi, sia sulle politiche dell’attuale Governo, totalmente sordo alle esigenze di una  popolazione che rifiuta,  in ogni modo, la presenza della fabbrica sul proprio territorio,  sia sulle decisioni di una magistratura che continua, di fatto, ad autorizzare  una produzione, pur  ammettendo di non avere sufficienti competenze tecniche per una valutazione di merito. Si ricorda che lo spegnimento dell’ Afo 2 fu  una richiesta posta in essere a seguito di un incidente che  costò la vita, nel 2015,  ad  Alessandro Morricella, operaio 35 enne,  investito  da una fiammata mista a ghisa incandescente.

Ancora oggi,  si continua a considerare il problema sanitario che investe Taranto  come una questione di secondaria importanza, rispetto ad “impellenti” esigenze produttive, mascherate sotto la presunta tutela di posti di lavoro,  in una fabbrica non a norma e ad alto rischio per la salute pubblica.

E non smetteremo mai di affermare che la richiesta della chiusura  dell’ Ilva  nasce da  una emergenza sanitaria  difficilmente quantificabile, allo stato attuale, solo ed esclusivamente per mancanza di accurati studi epidemiologici che accertino una precisa correlazione tra l’elevato numero di patologie tumorali e l’ inquinamento ambientale.

Ricordiamo che il 26 febbraio 2020  si terrà a Taranto una manifestazione a ricordo delle vittime da inquinamento ambientale. Vi invitiamo a scendere in piazza  manifestando, in questo modo, il vostro aperto dissenso verso politiche anticostituzionali.

 

 

 

2 comments

    • Non sappiamo se l’Italia aprirà mai gli occhi, perché il nostro è un paese assuefatto a ogni tragedia, considerata accettabile in cambio di un telefonino e di un pò di visibilità. Di certo questa sentenza ha fortemente colpito la popolazione tarantina. Taranto è un problema di interesse nazionale per la produzione di acciaio, e diviene un problema locale, quasi a livello folkloristico, quando si parla di questione sanitaria. Come se fosse un problema secondario la morte di gente che abita nei pressi del siderurgico per patologie tumorali. O come se fosse normale accettare la morte di un operaio per una fiammata o per la caduta di una gru non a norma. Ci sono gruppi di persone che, in queste ore, vogliono bloccare gli accessi all’ azienda, con tutti i rischi che si corrono con gli attuali decreti sicurezza, ossia multe salatissime innanzi a proteste più che giustificate. Una reazione emotiva forte rispetto al passato e motivata dall’ennesima sentenza aggiusta ilva, perché a tutti gli effetti è una sentenza politica. E’ indubbiamente un Paese paradossale il nostro, e Taranto è la summa di tutte le aberrazioni politiche e umane. Sarà una battaglia lunga e purtroppo crediamo che l’ilva chiuderà solo dopo l’ennesimo, ed evitabile, incidente mortale. Finché non si elimina da questo Paese la convinzione, una convinzione che accomuna esponenti del governo e popolazione, che un essere umano possa essere considerato al pari di carne da macello, in nome del fatturato o di una verità edulcorata, e in quanto tale socialmente accettabile, vediamo difficile, se non impossibile, che l’Italia apra gli occhi. Di quelle morti siamo tutti responsabili, ogni volta che accettiamo di acquistare, sottomettendoci ad esigenze di mercato, un qualcosa prodotto con acciaio Ilva. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni. Se la città di Taranto alzerà la testa o accetterà, per l’ennesima volta, di essere stata venduta al miglior offerente.

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