Taranto

Quarant’anni raggiunti da poco, e trenta passati in mare. M. si presenta in questo modo, senza troppi preamboli. Corpo esile e slanciato, fasciato  in pantaloni militari e un pile verde cinabro,  quest’uomo, apparentemente più giovane dell’età che dichiara,  mi scruta  con uno sguardo illuminato da occhi di giada speziata d’oro, incorniciati da un beanie di lana color ocra.

– Ho iniziato che avevo dieci anni. Da venti lavoro con questo peschereccio. E sono il comandante, non l’armatore….. –  M. ci tiene a specificare quel ruolo guadagnato con fatica e sudore, assieme ad altri particolari della sua vita.  –  Tre anni li ho passati nel Battaglione San Marco, ma  ho dovuto abbandonare  la carriera militare- aggiunge. E  dagli occhi penetranti e vivi,  velati di ironica consapevolezza, non traspare la minima delusione per un carriera  bruscamente interrotta  – Mi dissero: hai la raccomandazione tu? Conosci qualcuno?  No, e allora qui non puoi più stare –

– Deve averti forgiato quella vita lo incalzo, ma lui sorride a una frase forse pronunciata con troppa leggerezza – Guarda che è più dura qui, tra le onde, quando affronti il mare aperto e i venti.  In mare rischi la vita ogni giorno. Il mare ti forma-

Una moglie  proveniente dell’est, studi  ultimati a stento,  e per quella mancanza sembra quasi giustificarsi,  M. si diploma a Brindisi –  Ho finito la scuola a fatica – aggiunge –  la verità è che non mi è mai piaciuto studiare, ma per capire non hai bisogno di studiare. Basta avere cervello –

E a M. l’intelligenza non manca, assieme a una buona eloquenza: – Voglio entrare in politica, ma non smetterò mai di fare il pescatore, come tanti di quelli che hanno fatto carriera … Voglio battere i pugni sui tavoli che contano….Non c’è un pescatore ai loro tavoli. Come possono capire quello che succede? –

Gli chiedo  cosa ne pensa dei fondi promessi dal Governo alla città di Taranto – Qualcosa l’hanno fatta negli anni passati… – nicchia ironico. E con quel “qualcosa”, ossia una bonifica ambientale iniziata e mai completata, allude, senza proferir parola,  a un investimento di oltre 233 milioni di euro che avrebbe visto la città di  Taranto,  il  Mar Piccolo,  e  alcuni comuni limitrofi alla  stessa città, tra cui il paese di Statte,  per anni sede di un deposito di scorie nucleari, finalmente messi  in sicurezza. Sequestrato dalla magistratura con obbligo di bonifica entro luglio 2017, il sito di stoccaggio di Statte  conserva, ancora oggi, circa 4000 fusti di materiale radioattivo degli oltre 16000 stoccati e ivi abbandonati per vent’anni, tra cui  scorie provenienti da Černobyl’.

Allo stato di incuria e abbandono in cui versa la città di Taranto, nonostante i fondi erogati a più riprese e da diversi piani di riqualificazione,  in questi giorni si aggiunge la demagogica proposta  della  vendita di immobili,  di proprietà dello stesso comune, a 1 euro.  Innanzi a me si ergono  i palazzi fatiscenti dell’isola Madre,  il centro storico di Taranto. Abitazioni rigogliose di vita negli anni ’70,  e che rischiano oggi di rovinare sulla strada antistante la banchina,  percorsa da veicoli pubblici e privati.

– E se, nell’opera di riqualificazione, decidessero di cambiare la destinazione di uso della banchina? – gli chiedo, con una vena di polemica, – Mi sposto solo se mi danno un posto che mi conviene –  risponde secco M., e senza troppi convenevoli –  Qui siamo abbastanza al riparo, tranne quando soffiano i venti da Nord Est.-  e indica, con un gesto della mano, un  punto in lontananza innanzi a sé.

–  Cosa fate quando spirano i venti da Nord Est ? –

– La capitaneria ci autorizza a spostare i pescherecci al molo Sant’Eligio-

– Al molo  dei vip – aggiungo ridendo.

– Sì, a quello degli avvocati e degli ingegneri – e la mia risata sembra contagiarlo.

–  Vi accontentate di questo posto ? –  E innanzi a quello stato di incuria, mi chiedo dove siano finite le aziende preposte allo smaltimento di rifiuti e  che, puntuali,  partecipano ai bandi proposti da ogni porto italiano.

–  Se ti gonfiano le fatture che pretendi? Una banchina a norma? – aggiunge sarcastico innanzi a quello spettacolo, e nel frattempo ripone il mozzicone di sigaretta in una busta all’interno dell’imbarcazione – Vent’anni fa i pescherecci  erano ormeggiati in mare, qui  davanti. Usavamo le barche a remi per arrivarci… Sempre meglio di niente – Osservo a lungo le barche a remi disseminate lungo una banchina dissestata e ricoperta di reti e rifiuti. Molte di quelle barche sembrano abbandonate da anni, altre, invece,  sembrano essere lì per un rimessaggio invernale.

In fondo una banchina dissestata è il minore dei mali per un comparto, quello della pesca, che affonda giorno dopo giorno.

-Otto pesci su dieci che arrivano sulle nostre tavole provengono  dall’estero – riprende M. – per non  parlare del merluzzo surgelato… Il pangasio che proviene  dai  fiumi  più inquinati del Vietnam, e lo smerciano per merluzzo italiano,  “made in Italy”  E poi, se capita qualcosa,  o qualcuno si sente male, la colpa è  nostra. Siamo noi i criminali perché sulle confezioni è riportato Italia o perché usiamo lo strascico e chissà cosa peschiamo – aggiunge  –  La realtà è che vogliono affossare tutto il comparto per vendere pesce che proviene dai paesi del nord europa. Ho visto su internet  alcuni video con i  loro pescherecci. Sembrano  delle industrie su mare. Una loro calata equivale a quella di nostri dieci pescherecci. E tutto quel pesce dove finisce? A noi invece vogliono ridurre il quantitativo di pescato, e mettere la video sorveglianza sui pescherecci  per controllarci. Fanno le leggi, o ci costringono ai fermi biologici, ma nessuno di loro è stato mai per mare. Come fai a proporre delle leggi se non conosci il mare?  Le associazioni dicono che il pescato si è ridotto, nel corso degli anni, ma non è vero. Noi peschiamo il doppio rispetto a dieci anni fa. E poi vedi quei gabbiani che seguono i pescherecci? – annuisco, mentre osservo  l’elegante e stridula danza aerea che accompagna l’ingresso di una imbarcazione nel porto – rischi di non vederli più qua attorno. Mangiano il nostro pesce di scarto. Ora l’Unione europea vuole introdurre una legge per lo scarto, e pretende  che lo scarto venga scaricato  a terra. Serve per alimentare i pesci di allevamento…-

L’assordante rumore di una moto che sfreccia alle nostre spalle, seguito da un nervoso e imponente cane lupo che gareggia in velocità, interrompe la nostra conversazione. Sullo sfondo, il siderurgico sbuffa vapore acqueo gravido di sostanze inquinanti,  mentre esili  onde, figlie di un improvviso maltempo, sollevano il  rancido legno di una banchina, resa instabile da anni di vergognoso  abbandono e complice incuria.

 

 

 

2 comments

  • Le testimonianze di chi ha vissuto e/o vive in prima linea sono fondamentali, continuo a pensare che questo progetto genererà degli ottimi risultati

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    • Ce lo auguriamo tutti. Prima di lasciare definitivamente il Bel Paese, ci piacerebbe vedere questo progetto ultimato. La città di Taranto costituisce l’unico vero motivo per cui siamo ancora in Italia. Di testimonianze ne abbiamo a centinaia e, in un mondo di interpretazioni totalmente arbitrarie, crediamo sia l’unico “punto di vista” da ascoltare, quello delle persone direttamente o indirettamente coinvolte in una realtà inenarrabile, . Le dichiarazioni dei politici, totalmente distanti dalla realtà, lasciano il tempo che trovano. Noi mettiamo a disposizione le nostre gambe e i nostri occhi, il resto si racconta da sé. Lo raccontano le immagini, lo raccontano le storie di quanti abbiamo incontrano e di quanti incontreremo. Il successo, anche se è l’ultimo dei nostri obiettivi, verrà se il nostro lavoro sarà all’altezza di quanti quotidianamente lottano per i propri diritti, e senza alcuna via d’uscita o comodi appoggi. La ringraziamo per il supporto che, per noi, è fondamentale.

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