Taranto

Come annunciato, in questi  mesi pubblicheremo su questo sito e sul sito Vite di acciaio,  alcuni racconti  che descrivono  persone incontrate, in questi ultimi anni,  a Taranto. In alcuni casi, incontri fortuiti e occasionali.  In altri casi, volutamente cercati. Incontri che hanno regalato non solo materiale narrativo, ma soprattutto spunti di riflessione personale e collettiva.

I nomi delle persone protagoniste dei nostri racconti saranno coperti da anonimato. In alcuni casi citeremo solo le iniziali,  in altri casi, per storie più difficili e  articolate, cambieremo i nomi dei protagonisti. Sono storie che non ci interessa associare ai diretti interessati, rimestando in un passato e in un presente difficile e doloroso, semplicemente perché costituiscono, di per sé,  degli  universali in cui chiunque, dotato di un minimo di sensibilità, può identificarsi.  Alle immagini, in fase di riordino e pubblicazione, sul sito Vite di acciaio, si aggiungeranno pertanto i racconti che hanno come unico obiettivo quello di restituire la dimensione umana della quotidianità di  Taranto.  E ai racconti  aggiungeremo, nei prossimi mesi,  articoli più strettamente storici, o di inchiesta giornalistica,  che tratteggino l’evoluzione del siderurgico, dalle iniziali fasi della  costruzione  sino alle attuali alterne vicende, creando due linee narrative parallele, attraverso cui leggere gli eventi che, di volta in volta, vi presenteremo.

Procediamo lentamente? In realtà no, perché la storia di Taranto è in continua evoluzione e con l’annunciata visita del signor Conte a Taranto, e perdonateci se non lo definiamo Presidente del Consiglio ma ci sembra una forzatura istituzionale,  avremo ben altro da raccontare.

Si potrebbe contestare che siamo di parte. In effetti  lo siamo. Crediamo che l’unica soluzione politica per la città di Taranto, una soluzione che ponga fine a  una drammatica emergenza sanitaria,  risieda nella definitiva chiusura delle fonti di inquinamento, come già è avvenuto  per altre città italiane. Una disparità di trattamento, riservata alla città di Taranto, considerata al pari di una discarica a cielo aperto, e  che  cela la tutela di interessi prettamente economici mascherati da un becero ricatto occupazionale.  La città di Taranto, attraverso una politica che tutela esclusivamente  la volontà prevaricatrice di aziende votate al profitto,  perde due volte,  perché  gioca  sia con la vita degli operai  che con la vita di cittadini totalmente inermi, tra cui numerosi bambini.

Peccato che con la condanna a morte di Taranto, città destinata al sacrificio estremo da logiche politiche folli e schizofreniche, perda la stessa Italia.  Non più nazione, ma vuota espressione geografica.

2 comments

  • Essere di parte significa aver preso una posizione chiara ovvero aver fatto una scelta, anch’io sono stata additata con toni accusatori di essere una di parte infatti sono sempre stata dalla parte del coraggio, della trasparenza e dell’intelligenza e mi fermo qui perche’ non voglio rubare spazi, identificarsi significa avere empatia

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    • non toglie assolutamente spazio, perché questo blog è stata creato proprio per creare un dibattito politico. Più se ne parla del siderurgico tarantino, e se ne parla senza paura e inutili ipocrisie politiche, mostrando la realtà per quella che è, più si aiutano le persone, operai e cittadini, che subiscono, loro malgrado, assurde scelte politiche. Foto come quelle che proponiamo non trovano spazio nella grande editoria e le proponiamo su uno spazio totalmente libero, come il web, proprio per permettere la libera divulgazione e lo scambio di opinioni. il nostro è un piccolo contributo, per carità, ma già sapere che ci sono visualizzazioni in merito ad argomenti così duri ci incoraggia e consola. Spesso mi capita di essere a Napoli e di raccontare quanto sta accadendo a Taranto a gente che casualmente incrocio per strada. E nonostante anche i napoletani abbiano subito in passato una esperienza analoga, come Bagnoli, la reazione più comune che registro è di profonda amarezza, quasi di basita incredulità, verso una realtà che ancora oggi si conosce poco e male, a causa di passaggi televisivi veloci e superficiali, e che raccontano l’ennesimo incidente o l’ennesima passerella politica. Qualche settimana fa ascoltavo in televisione un sindacalista. Parlava come un proprietario di fabbrica, in termini di costi e produzione. Sembrava di assistere a una commedia, peccato fosse la realtà, e una realtà purtroppo allucinata e compromessa. I politici passano, i morti restano, assieme a una città di una bellezza unica devastata dalla stupidità umana. Accettare quello scempio significa, almeno per noi, rendersi complici. Poi non usufruiamo di finanziamenti pubblici, e siamo liberi di mostrare quello che vediamo, senza ipocrite censure. L’empatia è sviluppata solo verso chi non può difendersi. Le assicuro che siamo molto poco empatici verso il potere, in tutte le sue forme più subdole. Siamo nel 2020 e trattiamo pezzi del nostro territorio come colonie da spremere e sfruttare, in nome della ragion di stato. se non è follia questa, non so cosa possa definirsi follia. Quindi può prendersi tutto lo spazio che vuole, con molta serenità. Qui stiamo solo cercando di riportare alla luce frammenti di realtà indicibili.

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