Mediterraneo frontiera per la Pace

Nella foto  piazzale Cristoforo Colombo,  nella giornata di sabato 22 febbraio 2019 alle ore 12 circa, presidiata dalla forze dell’ordine. La strada antistante, arteria principale di collegamento tra il centro storico e il borgo murattiano,  è stata inibita al traffico automobilistico dalle ore 7.00  del 22 febbraio. In primo piano barriere antisfondamento in cemento armato. 

 

In questi ultimi giorni  abbiamo seguito  l’evento Mediterraneo frontiere per la Pace.  Un evento  fortemente voluto dalla Cei che  ha visto la città di Bari teatro di incontri  religiosi, attraversati da  venature squisitamente politiche,  tra vari  esponenti religiosi dell’intera area del mediterraneo. Uno spettacolo che necessita, per il corretto svolgimento, del dispiegamento di un imponente piano di sicurezza.

Un piano di sicurezza che ha previsto oltre l’impiego di un imprecisato numero di reparti speciali delle forze dell’ordine, tra cui l’utilizzo di  tiratori scelti  per la sicurezza degli ospiti e di artificieri per la bonifica delle possibili aree a rischio, anche  l’uso di difese passive,  assieme all’ intervento di due navi da guerra,  in un porto parzialmente bloccato per le verifiche d’uopo  messe già in opera, in queste ultime ore,  da motovedette della guardia di finanza, e alla  chiusura dello spazio aereo, con la messa in allarme di una base aerea militare a pochi chilometri di  distanza dalla città.

Osservando le varie fasi di preparazione all’evento, che solo a un occhio poco attento potrebbe sembrare una banale celebrazione eucaristica, e dopo aver  ascoltato quanto lamentato  da semplici esercenti, mal disposti verso  un indubbio e incomprensibile spreco di danaro pubblico che ha imposto  la chiusura forzata di molti esercizi,  a causa delle limitazioni  di accesso alle cosiddette aree a rischio, l’impressione è che l’evento  sia  stato solo l’ennesimo spettacolo di dubbio gusto finalizzato a far “girare” una economia di facciata, alimentato da  uno stato di allerta forse un pò troppo forzato.

Nei prossimi mesi, a pubblicazione delle rendicontazioni, vi aggiorneremo sulle cifre che presumiamo equamente suddivise tra Diocesi, Comune e Stato, come è prassi definita da decennali protocolli di sicurezza, con il contributo della Cei.  Una prassi mai posta in discussione, nel corso dei decenni, neppure dal governo del cambiamento.  E nella speranza, se pur vana, che la diocesi attui finalmente  un programma di massima trasparenza  sulle  spese  dell’evento in corso, e sulle spese dei futuri eventi,  illuminando l’opinione pubblica sulle cifre corrisposte per la realizzazione degli stessi.

Un evento necessario? Assolutamente no, come tanti altri eventi a cui abbiamo assistito nel corso di questi ultimi anni, in nome di non ben specificati valori di pace e confronto, e altre retoriche banalità. Ricordiamo che lo stato italiano è uno stato laico e indipendente dalla volontà di una Chiesa, a tutti gli effetti ospite e non proprietaria di spazi pubblici, e sarebbe forse opportuno che i costi di simili eventi, a tutti gli effetti politici e finanche commerciali, per la rete di aziende utilizzate  per la realizzazione degli stessi, siano a totale ed esclusivo carico dell’ente promotore, e non di certo degli enti ospitanti.

E risulta difficile, al netto di tutte le ipocrisie a cui abbiamo assistito per anni,  credere in una manifestazione di pace in una città che sembra, ad oggi, in pieno allestimento per un possibile scenario  di guerra.

Una abile messa  in scena religiosa e politica  a cui il governo del cambiamento e della trasparenza, a braccetto con la chiesa del cambiamento e della sobrietà,  non si è mai sottratto, disponendo una spesa inopportuna, e forse anche vergognosa – ma questo lo diranno le cifre corrisposte per l’evento –   per un Paese in profonda crisi economica e sociale.

Spiace registrare, per il servizio di guardiania di palchi e attrezzature, l’utilizzo di personale del ministero della difesa o del ministero dell’interno,  in abiti civili.  Spiace registrare, a garanzia della sicurezza dell’evento, dell’utilizzo, secondo i primi dati,   di  oltre 700 uomini appartenenti alle  forze dell’ordine. O la mancanza di tutele per le squadre “acrobatiche”, utilizzate per l’allestimento del palco e  strutture affini, in cui abbiamo registrato la presenza di numerosi stranieri, tra cui  rumeni, privi, nelle ultime ore,  di adeguati sistemi di sicurezza, al fine di velocizzare  il lavoro. Spiace sottolineare che molti esercizi siano stati costretti a smantellare gazebo, non per motivi di sicurezza, ma  per lasciare spazio a sedute nei pressi del palco. Spiace notare che molti esercizi siano stati costretti alla chiusura,  limitando le entrate di un sabato sera,  per consentire  alle forze dell’ordine una ulteriore bonifica,  attuata tra la  mezzanotte e le cinque di questa mattina, dei cui costi vi renderemo conto.  Che  altri esercizi, pur di garantire l’ apertura domenicale, di fatto  osteggiata a causa delle difficoltà per il transito di fornitori,  siano stati costretti a mantenere un operatore all’interno del locale di proprietà o del locale in gestione, per tutta la notte, in virtù di pass distribuiti solo a residenti della zona.  Spiace che altri esercizi, innanzi agli indubbi disagi, abbiano optato per la chiusura. Aggiungiamo inoltre le perdite sopportate dagli esercizi commerciali in una città, per tutta la giornata di sabato, completamente svuotata dal transito automobilistico per  garantire  esigenze di  sicurezza legate al passaggio  del Santo Padre  che,  da piazzale Cristoforo Colombo,  area adiacente all’entrata principale del  porto e allestita per l’atterraggio dell’elicottero,  giungerà  nel centro storico, limitando il transito di una intera città. Spiace inoltre sottolineare l’impiego di uomini della Capitaniera di Porto, dislocati presso il lungomare, a verifica di eventuali “pericoli” provenienti dal mare, già dalla giornata di sabato.  E dell’impiego di motovedette della stessa Capitaneria dalle prime ore della domenica mattina, in una aerea interdetta da giorni alla navigazione.

 

Spiace sottolineare la totale chiusura  al pubblico del  Castello Svevo di Bari, utilizzato dai vescovi come sede principale per il sinodo di questi ultimi giorni. Spiace evidenziare la totale chiusura della Basilica di San Nicola,  nella giornata di sabato, al fine di garantire operazioni di allestimento e di sicurezza, per l’odierno incontro con i vescovi, a conclusione dei lavori del sinodo,  e la preghiera,  innanzi alle reliquie di San Nicola custodite nella cripta della Basilica,  del Santo Padre. Come spiace evidenziare il piano di sgombero per le automobili di privati cittadini costretti, per due giorni, all’utilizzo di parcheggi, in alcuni casi a pagamento,  per garantire la sicurezza al  transito delle autorità. E per finire, spiace sottolineare, nonostante l’apertura  di farmacie del borgo murattiano,  per tutta la giornata odierna,  e la presenza di ben  20 ambulanze dislocate lungo  le aree preposte alla manifestazione in corso, l’oggettiva difficoltà per il  transito di ammalati cronici in una città parzialmente bloccata.

Ovviamente questo sarà il primo di una serie di eventi, organizzati dalla Chiesa Cattolica su territorio italiano,  che seguiremo per i prossimi due anni, e di cui vi daremo conto in merito agli effettivi costi,  a fronte dei benefici che il turismo religioso o l’organizzazione di eventi di “richiamo spirituale”  ha la presunzione di porre in essere.

E dando ascolto alle parole dell’ Arcivescovo Pierbattista  Pizzaballa,  che denuncia, a chiusura dei lavori di questi ultimi giorni,  la necessità di  praticare  l’ardua strada della parresia, pubblicheremo i dati inerenti  un evento forse inopportuno ed evitabile.

 

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